
L'essenziale è invisibile agli occhi

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.
E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.
Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.
Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.
Sono passati dei mesi, ma uno spettacolo in una grotta, a Cagliari, mi ha fatto ripensare a Genova.
Potrei scrivere tanto, e non sarebbe mai abbastanza. A volte è meglio non dire nulla. Porto tutto dentro di me.
L'amore è un sentimento intenso, totalizzante e tendenzialmente esclusivo rivolto verso una persona, un animale, un oggetto, o verso un concetto, un ideale.
(Tratto da Wikipedia... il resto andatevelo a vedere da voi!)
P.S. è palese che mi sto esaurendo sui libri....................................
“È quella cosa che fa scrivere delle minchiate assurde sulla frase personale di messenger”
(...)
LUI: Ho voglia di esplorare le tue risorse...installa le mie periferiche e mostrami la tua porta USB preferita cosicché io possa inserire la mia pen-drive da 23 GB
LEI: Si ma inserisci un anti-virus, mi raccomando la rimozione sicura dell'hardware....e stai attento a non trasferire nessun file!
LUI: Il mio hardware sta diventanto sempre più duro...ho voglia di sentire il tuo software...
LEI: Scaricami qualche aggiornamento e ti prometto che entrerai nei miei preferiti...
LUI: ma come faremo quando saremo lontani?
LEI: non ti preoccupare...io e te abbiamo una connessione wireless a banda larga!
LUI: Sali sul mio cavallo di Troia adesso e non pensiamo ad altro
LEI:ma che dici!Sai che è pericoloso!
LUI: Non ti preoccupare...mi chiamano tutti NORTON!
LEI: Oh Norton...ti amo il mio sistema operativo ti appartiene!
LUI: ti amo anch'io non formatterò mai il nostro amore!
(tratto da qui ihihihihih)

“…nei passati otto anni ho fatto, in ordine sparso e ripetutamente, la cameriera al banco, la barista, la venditrice di multiproprietà, la valletta, la telefonista, la baby-sitter, l’insegnante privata, la segretaria, l’impiegata, la bibliotecaria, la commessa, la distributrice di giornali, la distributrice di volantini, la distributrice di gadgets, la cavia al dipartimento di psicologia, la redattrice, la promoter nei supermercati, il capro espiatorio in un ufficio particolarmente problematico, l’interprete, l’esperta (o quasi) di consumo sostenibile, la donna sandwich…”
otto è uno spettacolo che rivendica il diritto a chiamare le cose con il loro nome. Otto non usa la dicitura car* per indicare entrambi i generi. Otto non crede alle pari opportunità, ma ci spera. Otto non parla di flessibilità ma di precarietà strutturale. Otto non è autobiografico, però nasce dall’osservazione del reale.
Otto è in bilico.
Che se un contratto regolare è un favore, se una casa (e non una stanza) in affitto è un privilegio, se una casa di proprietà è un lusso sfrenato, incazzarsi, almeno, sarà un diritto?
Signore e signori….
Compagni e compagne….. ;-P
Cittadini e cittadine…
Non trovo parole che rendano giustizia alla mia euforia.
O meglio… non ho trovato parole che rendessero giustizia alla mia euforia di domenica scorsa, durata anche nei giorni seguenti…. Perciò la nascita questo post è stata un po’ travagliata, sapevo ciò che volevo scrivere, ma non riuscivo a scriverlo…. Alla fine ho deciso di pubblicare quell’accozzaglia di pensieri che bussava sul mio cranio per uscire fuori….
Rinuncio ad un racconto dettagliato (…) e faccio spazio alle sensazioni! :-)
Poco più di una settimana fa, Totò & my brother mi hanno fatto sapere – da Palermo!! – che domenica 11, a Cagliari, si sarebbe svolta una sfilata con le maschere della tradizione etnica sarda.
Ho subito cercato conferma della notizia su Internet, e ho letto i nomi dei gruppi dei vari paesi che avrebbero dovuto partecipare: i Mamuthones di Mamoiada, i Thurpos di Orotelli, i Mamutzones di Samugheo, i Boes e Merdules di Ottana, Sos Tumbarinos di Gavoi, S’Urthu di Fonni, S’Urzu e Sos Bardianos di Ulatirso, Sos Maimones di Olzai e di Lodine, Su Bundu di Orani, Sos Colonganos di Austis, Su Thurcu di Ollolai, Is Mustaionis di Sestu e Is Xrebus di Sinnai, le maschere da gatto di Sarule e quelle da cavallo di Neoneli, Su Coligori di Tonara; i travestimenti di Lodè, Oniferi e Ortueri.
Confesso una cosa di cui non sono per niente orgogliosa: conosco pochissimo riguardo le tradizioni della mia bellissima Isola, tanto è vero che mi riprometto sempre di rimediare a questa mia mancanza… Morale della favola: tra tutti i gruppi nominati, praticamente conoscevo solo i Mamuthones e, tra l’altro, li avevo visti solo alla tv. Non avevo dubbi sul fatto che tra le altre maschere ce ne fossero altre spettacolari, quindi sono andata là con il desiderio di vedere i Mamuthones, e piena di curiosità per tutto il resto.
Quando io e Nuccia siamo arrivate in via Roma, la sfilata era già iniziata…
Quando ci siamo rese conto di aver perso qualcosa (siamo rimaste prigioniere del traffico!), siamo corse verso la folla, giusto in tempo per vedere il corteo di Boes e Merdules , bue e padrone, uomo e bestia, legati da una fune, inesorabilmente. Hanno dato vita a scene emozionanti, con il bue che si sdraiava per terra rifiutandosi di andare nei campi a lavorare, mentre il "merdule" lo spronava con un bastone…
Con loro c’era anche “Sa filonzana”, una sorta di Parca della morte, di cui ho pubblicato qua sotto la foto…
Come inizio, non c’era male!
Nuccia sembrava una trottola impazzita…la vedevo lanciarsi in mezzo alle maschere, e trottare da una parte all’altra, per scattare delle fotografie meravigliose…
In mezzo alle rappresentazioni più “serie”, che suscitavano in me un rispetto quasi mistico, c’erano altri gruppi che facevano scherzi, o che facevano ridere a più non posso. Alcuni indescrivibili (letteralmente: non saprei davvero in che modo descriverli!!)
Ho riso come una matta quando i ragazzi (uomini?! Impossibile stabilirlo con certezza, per via delle maschere!) del gruppo “Su Bundu” di Orani ci hanno inseguite con il forcone… quando uno degli "Urthos e Buttudos" di Fonni (sempre che io non stia prendendo l'ennesima cantonata.....) è venuto a tingermi la faccia con le sue mani nere, annerite con il sughero bruciato..
Vorrei descrivere tutto, ma non conoscevo i gruppi, e comunque non sono in grado di fare descrizioni dettagliate… e, soprattutto, le emozioni che ho provato vanno al di là di qualunque descrizione io possa riuscire a farne.
I Mamuthones mi hanno veramente emozionata. Non è possibile descrivere cosa si prova a sentire lo strepito dei campanacci fatti suonare all’unisono, con i loro movimenti cadenzati… l’emozione tra noi spettatori era quasi palpabile. Eravamo tutti sbalorditi e silenziosi. In quel momento non c’era nient’altro. Non sentivo nient’altro. Solo il tintinnio delle campane/campanacci. Loro sono arrivati per ultimi, a chiudere la sfilata. Avrei voluto che non finisse mai.
(“I Mamuthones e Issohadores provenienti da Mamoiada che caracollano lenti al ritmo di una danza ubriacante, sacra e malinconica, rivolta a scacciare gli spiriti maligni da persone e armenti, incedono fra la gente che li adora tanto da voler essere uno di loro; le maschere cupe producono nel silenzio un unico e intenso strepito di campanacci in un rito inebriante di misteriosità.”)
I Mamuthones erano accompagnati dagli Issòhadores, armati di soha (laccio)… ma io non sapevo che con il lazo prendessero di mira le ragazze! Così, all’improvviso, mi son ritrovata “accalappiata”, e l’Issòhadore mi ha detto “Auguri”… io sorridevo, felice, e non avevo ancora capito niente. Pensavo solo a quanto fossero bravi con quel laccio.
Quando dico a Nuccia che mi avevano appena acchiappata, lei mi fa: “Allora ti fidanzi” e io: “Con lui??!!” “Non necessariamente..”
….E così, pare che essere prese da un Issòhadore sia di buon auspicio…
Poco dopo, sono stata acchiappata anche da un altro.
“Auguri”
“Grazie”
Io ero semplicemente felice. Felice con il mio volto sporco di nero, con tutte le emozioni che ancora stavo vivendo.
Mi sentivo come ebbra.
“Scanditi dal rintocco cadenzato dei campanacci, poi, la folla è esplosa in un fragoroso applauso al passaggio dei barbaricini Mamuthones, mentre gli Issòhadores che li accompagnavano non hanno mancato di prendere al lazzo le donne più belle che vedevano tra la gente. Apprezzate anche le maschere meno conosciute e quelle provenienti dal Campidano, mentre la festa in serata è continuata al suono di launeddas, organetti, fisarmoniche e con balli in piazza.” (da “L’Unione Sarda” di lunedì 12 febbraio)
Sul palco, davanti al Largo Carlo Felice, intanto, avevano iniziato a suonare. Senza quasi rendermene conto, ci siamo ritrovate in mezzo a tanti ragazzi che ballavano “su ballu tundu” (ballo sardo )
Io non ne sono capace, ma, intanto, li osservavo affascinata – anche un po’ invidiosa! :-)
Era una festa meravigliosa.
Mentre andavamo via, percorrendo via Roma a ritroso, seduti ai tavolini dei bar sotto i portici c’erano tante delle maschere che hanno reso la sfilata così bella… anche solo vederli così era uno spettacolo…
Poi abbiamo visto due tipi con le pellicce bianche addosso, e la maschera sul volto, che andavano a braccetto, zoppicando e lamentandosi….e facendo scherzi ai passanti…
Mi sono sentita addosso, per la prima volta dopo tanti anni, lo spirito del carnevale, ma non il dovere di mascherarsi a tutti i costi, il dovere di divertirsi – in genere, nelle occasioni in cui ci si DEVE divertire, io non mi diverto affatto! – era proprio un divertimento spontaneo…divertimento allo stato puro.
Sono tornata a casa pervasa dal sacro fuoco dei Mamuthones
Come mi sono sentita domenica?
Felice, come sanno esserlo solo i bambini, capaci di stupirsi, perché guardano il mondo con occhi ancora innocenti.
Stupita, appunto.
Entusiasta.
Orgogliosa. Delle mie origini.
Piccola. Piccola come una bambina e piccola di fronte ai millenni.
Strano come l’emozione, il rispetto per le tradizioni, l’orgoglio per essere parte di questa terra possa fondersi con una Gioia e un divertimento così… “accesi”. E io ho ancora stampato sul viso il sorriso che l’ha illuminato domenica.
(se dovessi scegliere una colonna sonora… sarebbe “L’uomo vivo (Inno alla Gioia)” di Capossela…d’altronde lui si maschera anche da “Boe”!)
foto by Nucch!


Fermateviii!
Come già fatto tempo fa, decido di colorare mandala.

Le matite che ho comprato sabato sono morbide – andranno benissimo anche per colorare gli appunti. Uso quasi esclusivamente il rosso. Stranamente, non prendo nemmeno in considerazione le varie tonalità di azzurro.
On air: Buddha bar.
Acqua. Fuoco.
Domande. Risposte?
Non facciamo altro che correre correre correre, non si sa bene all'inseguimento di che cosa. Spesso non siamo in grado di soffermarci per godere di ciò che la vita ci regala, perché siamo troppo impegnati a correre.
"Buon giorno", disse il piccolo principe.
"Buon giorno", disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.
Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva piu' il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"E' una grossa economia di tempo", disse il mercante.
"Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre' minuti la settimana".
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatre' minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre' minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."
(Antoine de Saint-Exupéry, "Il Piccolo Principe")

Mi sono un po' calmata, rigiro la pietra colorata tra le dita.
"Ci sono notti dove ho paura di chiudere gli occhi
sono notti che non so spiegare
notti dove vorrei parlare
ma sono notti che le labbra bruciano nel sale..."
("Notti" - Africa Unite)
Avete mai sentito nella notte il cuore della persona che amate battere così vicino al vostro che i suoi battiti si perdono e si confondono con i vostri? Siete mai rimasti svegli, a letto, immersi in un sogno, mentre i vostri quattro occhi guardano la vita che vi scorre tra le dita lieve come sabbia? Avete mai provato a fermare un’ora che passava troppo in fretta? Avete atteso, contando le ore fino all’arrivo del vostro amore, pensando perfino ai secondi che si frappongono fra di voi?
Questo, tutto questo è amore.
(Emanuel Carnevali)